martedì 28 febbraio 2012


Si entra nel centro storico di Genova come dentro lo spazio intimo e famigliare di una casa abitata nell’infanzia e poi dimenticata, oppure solo vagamente sopravvissuta nella nostra memoria: i vicoli ne sembrano i corridoi ombrosi, le piazzette le sale dove si trascorrevano, forse, pomeriggi sereni o lievemente malinconici. La sera, dopo la chiusura dei negozi, può capitare di procedere in un silenzio assoluto, senza incontrare nessuno; e si prova la sensazione inquietante di muoversi, passo dopo passo, dentro se stessi, come se le facciate oscure delle case, i muri sbrecciati e le chiese ingrigite definissero, di momento in momento, i contorni precari e fluttuanti della nostra stessa anima. Si cammina leggeri; si sente soltanto il rumore cadenzato dei nostri passi sul selciato. E la vicinanza del mare, invisibile e tuttavia presentito, come se un orecchio interiore ce ne facesse udire lo sciacquio monotono ed uguale, fa nascere per qualche istante un desiderio indeterminato di evasione, che dà la vertigine e fa battere più dolorosamente il cuore.

lunedì 6 febbraio 2012


Ute Lemper canta una delle più atroci e più belle poesie di Paul Celan, Psalm, la preghiera al nulla, alla Rosa di nessuno (Niemandsrose). Davvero emozionante sentirla. Una voce straordinaria per un testo straordinario.