sabato 24 marzo 2012


Poso la mano sopra i tuoi capelli
come una volta. Brancolo su te
come un inquieto rabdomante. Le
mie dita quasi tremano, sfiorandoti.

Non so che cosa io cerchi più. Se questa
presenza forse di fantasma; o appena
una memoria tattile: i contorni
                            sui polpastrelli, ancora, di un’assenza.  




martedì 20 marzo 2012


Nel corpo e non nel corpo,
da lungi, a poco a poco,
si palesò in silenzio,
con ansiosa cautela,                     
più leggero dell’aria,
a fior di pelle – o piuma
o soffio inavvertibile. Poi fu
come un brivido lungo,

stupefatto – un prurito
sottile – poi un dolore
brevissimo, uno scatto
sordo, attutito, senza un’eco. Tale
il suo passo felpato e incerto. Come
riconoscervi – certo – il male?



martedì 6 marzo 2012


Ho camminato lungo strade in ombra,
sotto alberi antichi, da un crepuscolo
ad un altro. Non v’era mutamento

nel grigiore del cielo, né il più lieve
trascolorare in quell’aria pallida.
Sognavo? Chi può dirlo… Non ho aperto

per giorni e giorni gli occhi. Una foschia d’argento
era dovunque intorno. A sera, limpida,
la luna si scioglieva tra gli altissimi rami.       

Altra luce non v’era, che indicasse
anche solo uno spazio ove sostare, o una
direzione da prendere nel buio. Forse

dormivo, quando una chiaria pur minima
accese in lontananza tracce di perla e sangue.
Dormivo – tu lo sai – e forse ancora

non mi sono svegliato.



lunedì 5 marzo 2012


Si inginocchia davanti alla sua donna. Posa la fronte sul suo grembo. Lei passa le dita con leggerezza sui capelli di lui, che le chiede perdono.


La vita erratica dei morti che abbiamo amato. Scompaiono dalla nostra memoria per qualche tempo, a volte anche degli anni, a volte anche più a lungo. Poi di colpo ce li ritroviamo davanti, ma solo per un istante; poco dopo riappaiono in qualche nostro pensiero fugace, ci si ripresentano in un’associazione mentale involontaria. Sembrano quasi volerci chiamare, volerci dire qualcosa. Ci si mostrano in un sogno, in un incubo. E infine dileguano di nuovo nel non essere. I nostri morti – che ci sono vicini, che ci guardano sempre.