domenica 29 aprile 2012


Non ci rendiamo conto di iniziare a dimenticare. E’ qualcosa che avviene al di fuori della nostra coscienza. Siamo presi dall’oblio come siamo presi dal sonno: in quella nebbia di passiva inconsapevolezza nella quale trascorriamo la parte maggiore della nostra vita.

lunedì 9 aprile 2012

“La poesia è una forma severa, inaccessibile, incompatibile con la vita. Tuttavia si strugge incessantemente per diventare vita” (Leonardo Sinisgalli).



sabato 24 marzo 2012


Poso la mano sopra i tuoi capelli
come una volta. Brancolo su te
come un inquieto rabdomante. Le
mie dita quasi tremano, sfiorandoti.

Non so che cosa io cerchi più. Se questa
presenza forse di fantasma; o appena
una memoria tattile: i contorni
                            sui polpastrelli, ancora, di un’assenza.  




martedì 20 marzo 2012


Nel corpo e non nel corpo,
da lungi, a poco a poco,
si palesò in silenzio,
con ansiosa cautela,                     
più leggero dell’aria,
a fior di pelle – o piuma
o soffio inavvertibile. Poi fu
come un brivido lungo,

stupefatto – un prurito
sottile – poi un dolore
brevissimo, uno scatto
sordo, attutito, senza un’eco. Tale
il suo passo felpato e incerto. Come
riconoscervi – certo – il male?



martedì 6 marzo 2012


Ho camminato lungo strade in ombra,
sotto alberi antichi, da un crepuscolo
ad un altro. Non v’era mutamento

nel grigiore del cielo, né il più lieve
trascolorare in quell’aria pallida.
Sognavo? Chi può dirlo… Non ho aperto

per giorni e giorni gli occhi. Una foschia d’argento
era dovunque intorno. A sera, limpida,
la luna si scioglieva tra gli altissimi rami.       

Altra luce non v’era, che indicasse
anche solo uno spazio ove sostare, o una
direzione da prendere nel buio. Forse

dormivo, quando una chiaria pur minima
accese in lontananza tracce di perla e sangue.
Dormivo – tu lo sai – e forse ancora

non mi sono svegliato.



lunedì 5 marzo 2012


Si inginocchia davanti alla sua donna. Posa la fronte sul suo grembo. Lei passa le dita con leggerezza sui capelli di lui, che le chiede perdono.


La vita erratica dei morti che abbiamo amato. Scompaiono dalla nostra memoria per qualche tempo, a volte anche degli anni, a volte anche più a lungo. Poi di colpo ce li ritroviamo davanti, ma solo per un istante; poco dopo riappaiono in qualche nostro pensiero fugace, ci si ripresentano in un’associazione mentale involontaria. Sembrano quasi volerci chiamare, volerci dire qualcosa. Ci si mostrano in un sogno, in un incubo. E infine dileguano di nuovo nel non essere. I nostri morti – che ci sono vicini, che ci guardano sempre.

martedì 28 febbraio 2012


Si entra nel centro storico di Genova come dentro lo spazio intimo e famigliare di una casa abitata nell’infanzia e poi dimenticata, oppure solo vagamente sopravvissuta nella nostra memoria: i vicoli ne sembrano i corridoi ombrosi, le piazzette le sale dove si trascorrevano, forse, pomeriggi sereni o lievemente malinconici. La sera, dopo la chiusura dei negozi, può capitare di procedere in un silenzio assoluto, senza incontrare nessuno; e si prova la sensazione inquietante di muoversi, passo dopo passo, dentro se stessi, come se le facciate oscure delle case, i muri sbrecciati e le chiese ingrigite definissero, di momento in momento, i contorni precari e fluttuanti della nostra stessa anima. Si cammina leggeri; si sente soltanto il rumore cadenzato dei nostri passi sul selciato. E la vicinanza del mare, invisibile e tuttavia presentito, come se un orecchio interiore ce ne facesse udire lo sciacquio monotono ed uguale, fa nascere per qualche istante un desiderio indeterminato di evasione, che dà la vertigine e fa battere più dolorosamente il cuore.

lunedì 6 febbraio 2012


Ute Lemper canta una delle più atroci e più belle poesie di Paul Celan, Psalm, la preghiera al nulla, alla Rosa di nessuno (Niemandsrose). Davvero emozionante sentirla. Una voce straordinaria per un testo straordinario. 

sabato 28 gennaio 2012

lunedì 16 gennaio 2012




Dans Arles, où sont les Aliscans,
quand l’ombre est rouge sous les roses
et clair le temps,

prends garde à la douceur des choses
lorsque tu sens battre sans cause
ton cœur trop lourd

et que se taisent les colombes:
parle tout bas si c'est d'amour,
au bord des tombes.

(Paul Jean Toulet)

Ad Arles, dove sono i Campi Elisi,
quando l’ombra si arrossa tra le rose
e il tempo è chiaro,

tu guàrdati dal dolce delle cose,
se senti che il tuo cuore
batte senza un motivo, e si fa più pesante.

Che le colombe restino in silenzio.
E tu sussurra appena, se è d’amore
che parli, fra le tombe.



venerdì 13 gennaio 2012


I fili intricati che tengono insieme i pezzi del nostro passato, questo mosaico precario della nostra anima, sono forti  e tenaci; eppure - dovremmo saperlo - anche fragili come l'aria. Talvolta se ne spezza uno: e allora per un attimo dentro di noi ritorna il disordine – una nube nera ci copre gli occhi e siamo bruciati da un dolore lacerante, come se ci fosse stato strappato dalla carne un nervo profondissimo.



mercoledì 4 gennaio 2012

Resta così poco, a volte, di un amore finito che, per una sorta di pietà nei confronti del nostro passato, cerchiamo ansiosamente di riattizzarne la fiamma con la sola forza della volontà; ma non facciamo altro che spegnere del tutto anche la poca brace che ancora rimaneva, semicelata fra le ceneri.